(21) Come cambia la circolazione del Mediterraneo
OGS nel network di ricercatori premiati dal Capo dello Stato
Trieste– Il progetto Poem, Oceanografia fisica del Mediterraneo Orientale, avviato 25 anni orsono da un network di ricercatori di sette Paesi, ha individuato alcune dinamiche recenti della circolazione marina nel Mar Mediterraneo. Ora si getteranno le basi per il monitoraggio dei cambiamenti locali che interessano questo ampio bacino chiuso, i quali potrebbero essere figli, a loro volta, dei mutamenti climatici rilevati su tutto il pianeta.
L’Italia, con i ricercatori dell’Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, assieme ai colleghi del Cnr, è fra i sette paesi del network (con Germania, Turchia, Egitto, Israele, Grecia, Croazia e Usa).
I risultati delle ricerche - apprezzati dal Presidente della Repubblica, che ha dedicato una medaglia commemorativa al lavoro - saranno discussi e ampliati nel workshop “Variability of the Eastern and Western Mediterranean”, che si terrà nei giorni 7-9 novembre a Roma, presso l’Accademia dei Lincei. Il workshop stesso ha ricevuto il patrocinio del Capo dello Stato, ed è organizzato dalla Space Academy Foundation, dalla Ciesm (Commissione internazionale per l’esplorazione scientifica del Mar Mediterraneo), insieme a Ogs e all’Accademia dei Lincei.
“Poem – spiega Miroslav Gacic, oceanografo fisico di Ogs – si è concluso formalmente nel 1995. Di fatto gli studi sono proseguiti senza mai interrompersi, ed è stato proprio negli ultimi 15 anni che abbiamo ottenuto i risultati più significativi”.
Dalle ricerche è emerso che il Mediterraneo è soggetto a due meccanismi di circolazione delle acque: uno superficiale che interessa i primi 500-600 mt, e uno più profondo. “La circolazione superficiale – dice Gacic – è innescata dall’acqua che entra da Gibilterra per compensare la forte evaporazione cui è soggetto il Mediterraneo, arrivando fino alla Turchia. Qui, inverte il cammino e torna verso l’oceano”.
Ma è stata la circolazione profonda del Mediterraneo orientale a rivelarsi più interessante. Come spiega il ricercatore: “A livello profondo, le acque del Mediterraneo orientale (Adriatico-Egeo) tendono a non mescolarsi con quelle del Mediterraneo occidentale. A Est il motore principale è l’Adriatico: le sue acque più fredde e dense scendono in profondità, rimescolando l’intera colonna d’acqua, modificando i parametri biogeochimici di tutta la colonna d’acqua e portando nutrienti e ossigeno”.
Negli ultimi 20 anni, però, è accaduto che l’Adriatico abbia perso questo ruolo, lasciando all’Egeo il compito di rimescolare le acque. “Abbiamo notato che il fenomeno può ripettersi con una ciclicità di 10 anni” precisa Gacic. “Non conoscendo tutti gli aspetti che lo innescano non sappiamo se e quando si ripeterà, ma i suoi effetti sull’ambiente marino potrebbero essere notevoli, portando a una redistribuzione della fauna e innescando cambiamenti a catena”.
Per tale motivo i ricercatori di Poem cercheranno di dare avvio a un nuovo progetto mirato, che partendo dai dati degli ultimi vent’anni possa inquadrare meglio questi fenomeni, anche alla luce dei cambiamenti del clima che, in un bacino chiuso come il Mediterraneo, possono indurre un effetto domino dagli esiti inaspettati.
Commenta Maria Cristina Pedicchio, presidente di Ogs: “Un valore aggiunto del nostro istituto è senz’altro la capacità di compiere studi di lunga durata, collegando fenomeni difficilmente inquadrabili se presi singolarmente. Questo lavoro è indispensabile per comprendere eventi che potrebbero, nel medio periodo, portare a profondi cambiamenti ambientali, e avere un impatto sul nostro stile di vita”.
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