(27) Krsko: lascia o raddoppia?
Convegno di Ogs: parlano gli esperti che hanno eseguito i calcoli
TRIESTE – Il bacino di Krsko, in Slovenia, che è già sede di una centrale nucleare di 28 anni (l’impianto è del 1983, tecnologia americana Westinghouse) potrebbe dover ospitare, in un futuro vicino, ulteriori impianti, diventando anche sito di stoccaggio per scorie nucleari a bassa e media radioattività. Quali sono le caratteristiche sismologiche dell’intera area? Quali i rischi di un terremoto violento?
Se n’è parlato oggi al 30mo convegno del Gruppo nazionale di geofisica della terra solida in corso fino a giovedì 17, organizzato da Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale. A discutere del terreno su cui sorge l’impianto sloveno – al termine di una prima sessione dedicata al nucleare in Francia, Svizzera e UK - è stato Milos Bavec, geologo del Geological Survey della Slovenia, che ha sede a Lubiana. Sulla base del catalogo degli eventi sismici stilato per questa regione, che va a ritroso nel tempo fino al 17mo secolo, il terremoto più violento è quello registrato il 29 gennaio 1917, che ha avuto una magnitudo di 5.7.
“L’area dove sorge Krsko – ha spiegato Bavec – si trova nel punto di giunzione di tre zolle. Questo potrebbe rappresentare un elemento di criticità. In realtà, dalle registrazioni emerge che ci sono più terremoti ma nessuno di intensità significativa”
In Slovenia - come ha spiegato successivamente Peter Fajfar, uno degli ingegneri che ha eseguito il calcoli necessari alla costruzione della centrale di Krsko, docente all’università di Lubiana – lo standard europeo Eurocodice 8 (insieme di norme tecniche che stabiliscono i requisiti di cui devono essere dotati gli edifici che devono resistere ai terremoti) è diventato obbligatorio da poco. Il codice richiede che si effettui un certo numero di analisi geologiche prima di poter dare parere favorevole all’installazione di edifici strategici. “Comunque - ha rassicurato Fajfar – la centrale di Krsko è appena stata sottoposta a un cosiddetto “stress-test” e ad analisi di fragilità, completati alla fine di ottobre di quest’anno. I dati sono stati trasmessi – come quelli di centrali nucleari analoghe – a una commissione apposita, che adesso li dovrà valutare”. Per dare comunque un’idea della situazione, si può dire che un terremoto come quello del Friuli non creerebbe particolari problemi all’impianto.
Inoltre, siccome le centrali vengo progettate per resistere a uno scuotimento che si ripete ogni diecimila anni, in linea teorica dovremmo essere lontani da un accadimento del genere, ha aggiunto il docente. Precisando anche che le scorie radioattive restano alla centrale, e non vengono distribuite a chi con l’impianto non ha nulla a che fare, ma evitando di dare un parere personale alla proposta di raddoppiare la centrale nucleare.
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