Morfologia, struttura e paleogeografia del Canale di Sicilia

Mappa batimetrica generale del Canale di Sicilia

Il Canale di Sicilia occupa la parte settentrionale della piattaforma continentale africana, tra la Tunisia e la Sicilia. Pur trattandosi di una area relativamente piccola, ospita una serie di elementi morfologici, strutturali, tettonici e vulcanici, senza eguali nel Mediterraneo. La maggior parte delle zone meno profonde (profondità dell'acqua variabile tra i 100 ed i 300 m) sono state al di sopra del livello del mare durante l'ultimo massimo glaciale (~ 18000 anni fa), tanto che la linea di costa e la configurazione geografica antica erano molto diverse da oggi: esso si presentava come una sorta di arcipelago. Un sistema di rift  tettonico si è sviluppato a partire dal Miocene superiore all'interno della piattaforma continentale africana (il blocco Pelagico), con la creazione di tre principali depressioni. Una significativa attività magmatica ha accompagnato questi processi, con la creazione di due isole di origine vulcanica (Pantelleria e Linosa) e di altre manifestazioni, alcune delle quali si sono verificate nel recente passato (ad esempio, l'Isola di Ferdinandea, emersa solo per alcuni mesi nel 1831).

Nonostante questa ricchezza geologica e morfologica, il Canale di Sicilia è una delle zone meno conosciute del Mediterraneo, di cui mancano addirittura mappe batimetriche di un certo dettaglio. In realtà, relativamente pochi sono stati gli studi sistematici condotti in questa regione. La maggior parte delle informazioni provengono dalle esplorazioni marine pionieristiche degli anni '70, e dai dati delle compagnie petrolifere. Sondaggi sparsi ed arealmente molto ristretti sono stati condotti solo negli ultimi anni.

Il principale obiettivo scientifico di questo progetto è quello di raccogliere e ottimizzare i dati disponibili nella regione del Canale di Sicilia, per analizzare le sue caratteristiche morfo-batimetriche, geologiche e geofisiche, al fine di disegnare un quadro geomorfologico e strutturale, e proporre un plausibile meccanismo di evoluzione tettonica. 

Contatti: 
Emanuele Lodolo (elodolo@ogs.trieste.it)