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INDAGINE SULLA PRESENZA DI DINOFLAGELLATI POTENZIALMENTI TOSSICI IN MAR ADRIATICO Nave Palinuro, Stazione Marittima di Trieste

La Tavola rotonda “Marine Strategy: la sfida dell’Europa per la vita del mare”, svoltasi oggi a bordo della Nave Palinuro ormeggiata alla Stazione Marittima di Trieste, è stata l'occasione per presentare i risultati dell'indagine sulla presenza di Dinoflagellati potenzialmenti tossici in Mar Adriatico svolta da OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale in collaborazione con la Marina Militare, che ha messo a disposizione la Nave Palinuro per il campionamento delle acque. Le conclusioni dello studio mostrano la presenza di alcune varie specie appartenenti a generi potenzialmente dannosi e/o tossici ma sempre con abbondanze limitate che non destano quindi preoccupazione per la salute dell'ecosistema marino e della popolazione.
Gli HABs (Harmful Algal Blooms) o fioriture algali nocive sono causate da microalghe planctoniche e bentoniche e producono effetti considerati dannosi per l'ecosistema marino, la salute umana, le attività turistiche e ricreative, le risorse marine naturali e di allevamento. Circa l'ecosistema marino, gli HABs producono effetti dannosi causando ipossia, anossia, riduzione della trasparenza, tossicità per la fauna marina (anche quella priva di valore commerciale). Riguardo alla salute umana, invece, molte microalghe producono tossine che, disperse nell’ambiente o accumulate lungo la catena trofica attraverso organismi filtratori, possono indurre patologie per l’uomo che, a seconda del tipo di tossina prodotta, vengono identificate come Paralytic Shellfish Poisoning (PSP), Diarrhetic Shellfish Poisoning (DSP), Neurotoxic Shellfish Poisoning (NSP), Amnesic Shellfish Poisoning (ASP), Ciguatera Fish Poisoning (CFP), Azaspiracid Shellfish Poisoning (AZP), allergie, problemi respiratori e irritazioni della pelle, epatotossicità. Inoltre, la proliferazione massiva di microalghe può determinare produzione di schiume, mucillagini, colorazioni dell’acqua anomale, odori repellenti che certamente danneggiano il turismo e le attività ricreative. Infine le sostanze nocive possono avere effetti anche su organismi marini producendo effetti ematolitici, epatotossici, osmoregolatori e tossicità aspecifica, impattando dunque negativamente su risorse marine naturali e di allevamento. Anche una sola proliferazione massiva di microalghe, infatti, può avere effetti disastrosi producendo fenomeni di ipossia e anossia, e/o danni meccanici, intasamento delle branchie e necrosi.
In questo contesto quindi, OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e Marina Militare hanno intrapreso una collaborazione per verificare la distribuzione delle microlaghe tossiche a scala di bacino. 
Il progetto di ricerca, effettuato da Federica Cerino e Daniela Fornasaro di OGS, coordinati dal Direttore della Sezione di Oceanografia dell'Ente, Paola Del Negro, ha avuto inizio con l'attività di campionamento delle acque, svolta dagli allievi sottoufficiali della Nave Palinuro, dal 6 agosto al 9 settembre 2013. Questa fase ha visto il prelievo di una serie di campioni di 1 litro di acqua di mare superficiale, la sua fissazione con formaldeide (0.8%) prefiltrata e neutralizzata con dolomia e la misurazione della temperatura dell’acqua. Successivamente i campioni sono stati poi analizzati in laboratorio al microscopio.
I risultati dell'indagine mostrano che sono state identificate varie specie appartenenti a generi potenzialmente dannosi e/o tossici nel Mare Adriatico ma le loro abbondanze non sono mai state elevate al punto da generare preoccupazione.
Per preservare la qualità dell’ecosistema marino e i cittadini, il monitoraggio degli HABs deve essere continuo ed estensivo: la conoscenza della distribuzione delle specie potenzialmente tossiche e il loro impatto in una data area rappresenta uno strumento indispensabile per una corretta gestione delle risorse costiere e della tutela della salute pubblica.
L’attività rappresenta un esempio di integrazione di competenze e di funzioni: la Marina Militare ha messo a disposizione le proprie navi e il proprio personale in formazione che ha ricevuto un’educazione al campionamento delle acque ed OGS ha potuto utilizzare i campioni d’acqua prelevati lungo tutto il bacino Adriatico per completare l’attività di ricerca.
 
8 agosto 2014
 
 
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Per ulteriori informazioni:
dott. Michele Da Col
Ufficio Stampa 
OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale